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Elba Diving. Vis à Vis con Fabio Agostinelli.

Continuiamo con le nostre interviste, i nostri incontri e il bello di scoprire storie e volti differenti, percorsi e cambiamenti, scelte di vita che hanno come denominatore comune la subacquea ma che applicano questa passione alla proprio quotidiano con sfaccettature approcci e idee molto differenti tra loro.

Oggi sono molto contenta di raccontare la storia di Fabio Agostinelli, proprietario di Elba Diving a Marciana Marina. Uno dei diving più grandi d’italia in termini di struttura ed uno dei pochi, sicuramente l’unico sull’isola, specializzato nella subacquea tecnica, come formazione ma anche e sopratutto come servizi e supporti forniti.

Sono contenta perchè, come scoprirete, oltre a ripercorrere la sua storia, Fabio ci ha parlato del suo intendere la subacquea tecnica, del perchè è in questa disciplina che risiede la sua passione. Per me è stato illuminante in quanto, da subacquea ricreativa, molto spesso ho confuso e più ancora ho visto confondere la subacquea tecnica con l’idea di profondità, di adrenalina e di performance, elementi che completano il quadro, ma non lo determinano. Ma non voglio spoilerare niente quindi quello che posso suggerire…è di leggere tutto d’un fiato questa intervista.

Elba Diving; Fabio Agostinelli.

Live Your Dive: Ciao Fabio, grazie per il tuo tempo. Prima di parlare della tua attività vorrei sapere, come di consuetudine, come sei arrivato alla subacquea.

Fabio: Beh di certo non ho scelto la subacquea per professione. A 14 anni, cedendo ad un amico che me ne parlava ormai da un anno, ho fatto il primo corso Open a Roma.

Da quel momento ho continuato ad alimentare la mia crescita didattica fino, nel 1996, al corso istruttori, che ho fatto ad Hurgada seguendo la didattica Naui.

Tornato a Roma ho aperto, in zona Castelli, una scuola subacquea ed ho iniziato ad insegnare a mia volta.

In quegli anni iniziava ad arrivare dagli Stati Uniti un nuovo approccio, dedicato alla subacquea tecnica, in Italia ancora sconosciuta al di fuori di contesti lavorativi o militari. Essendo quindi un terreno ancora inesplorato, ho intuito fosse una strada da percorrere, ragione per la quale nel ‘99 ho passato l’esame per essere Istruttore per immersioni con miscele.

L’anno successivo, partecipando ad un business trip ad Hurgada ho avuto modo di approcciare l’uso dei Rebreather, appassionandomi da subito. Ovviamente era un approccio pioneristico, non essendoci ancora diffusione sul mercato nazionale.

Nel 2001 ho lasciato Roma per iniziare a collaborare stagionalmente con diving, prima in Sardegna poi all’estero. La passione cresceva così come il senso di benessere del vivere vicino al mare, tanto da decidere che questa sarebbe stata la vita che avrei voluto condurre, sempre.

Nel 2003 vado all’Elba, come turista, non ci ero mai stato e, come cliente, ho conosciuto il proprietario di Elba Diving, che, alla fine della mia vacanza, mi ha proposto una collaborazione con l’obiettivo di strutturare il diving per la subacquea tecnica. Un progetto entusiasmante e ambizioso. Ovviamente non si trattava solo di gestire le differenti miscele, ma anche e soprattutto di creare una proposta per i subacquei tecnici, fatta di siti di immersioni ad hoc, relitti e didattica.

E’ stato un periodo di preparazione entusiasmante, fatto di immersioni esplorative per trovare nuovi tuffi, che mi hanno portato anche a scoprire innumerevoli relitti non ancora mappati, sicuramente non visitati da altri subacquei prima e a volte raggiunti grazie ad indicazioni di pescatori locali che ne ricordavano la storia.

Dopo due stagioni passate collaborando con Elba Diving, tra il 2005 e il 2007 rilevo, insieme al mio amico e socio Paolo, il Polo Sub di Genova e proprio nel 2007 decidiamo visti i numeri e il flusso, di aprire una sorta di “filiale” proprio a Marciana Marina, di cui mi occuperò direttamente.

Live Your Dive: Beh di sicuro non ti sei fermato un attimo, ma, conoscendo l’Isola d’Elba da vicino mi viene da dire che è stata audace la scelta di aprire una tua sede in loco. Non hai trovato concorrenza e non si sono creati conflitti?

Fabio: All’inizio ovviamente si, anche se il mio orientamento alla subacquea tecnica mi permetteva di differenziarmi dagli altri diving. In ogni caso dopo qualche anno di collaborazioni e cambiamenti ho avuto l’opportunità, nel 2008 di rilevare il diving, separando l’attività da quella in Liguria e diventando titolare unico di Elba Diving.

Live Your Dive: Descrivici un pò il tuo diving…come è strutturato, che cosa offre? Fai solo tecnica o anche ricreativa?

Fabio: Come dicevi nell’introduzione Elba Diving è, per superficie, uno dei diving più grandi d’Italia, con una posizione decisamente favorevole da un punto di vista logistico. Questi due fattori lo rendono il centro ideale per accogliere gruppi numerosi di subacquei. Questa peculiarità ha sviluppato collaborazioni e amicizie con le principali scuole del Centro Nord.

Siamo inoltre uno dei punti di riferimento sull’isola, avendo una stazione di ricarica per miscele e offrendo l’assistenza rebreather, fattori che ci specializzano e ci rendono davvero la meta ideale per chi vuole fare immersioni tecniche.

Ovviamente gestiamo anche didattica ed uscite ricreative, offrendo un servizio al turismo locale.

Live Your Dive: La tua scelta di specializzarti nella tecnica viene da un’intuizione di mercato o c’è dell’altro?

Fabio: Ovviamente non potrei limitarmi a fattori di mercato…ho capito quale fosse la mia passione, ho deciso di dedicarmici in termini di esperienza e formazione e poi ne ho fatto un lavoro. Se venisse meno la passione non riuscirei a continuare solo perchè la nicchia di mercato è in crescita. Non è questo un lavoro che fai con una sola logica di numeri e di ritorno…non ne varrebbe la pena.

Volendo però distinguermi in ciò che faccio continuo ad aggiornarmi. Nel 2016 per esempio sono diventato Trainer SSI TXR (Technical Extended Range) proprio per formare nell’utilizzo delle miscele.

Live Your Dive: Cos’è per te la subacquea tecnica? Voglio dire…io spesso vedo queste persone cariche di tutta la loro attrezzatura parlare solo di profondità e di performance o di miscele? Aiutami a capire perchè ci si dovrebbe innamorare della subacquea tecnica.

Fabio: Quello di cui parli tu è la patina, la superficie alla quale alcuni subacquei tecnici, per fortuna pochi si fermano.

La subacquea tecnica ti permette di vedere ciò che gli altri non vedono. Sott’acqua, diversamente dalla montagna, non c’è la vetta, tuttavia con questo tipo di approccio riesci ad arrivare a intravedere un mondo che in pochissimo conoscono, che ai più resta nascosto.

C’è anche una parte di sfida con sè stessi. Vado oltre la zona di confort, oltrepasso la soglia del sentirmi a mio agio.

E poi a me piace la preparazione minuziosa dell’immersione.

Live Your Dive: Ovvero?

Fabio: La subacquea tecnica, a differenza della ricreativa, è fatta di obiettivi. Tendenzialmente ti immergi per visitare relitti molto profondi oppure per esplorare grotte. In ogni caso non puoi improvvisare l’immersione ma definirla nei minimi dettagli tempo prima e poi prepararti in modo adeguato. La differenza tra la tecnica e la ricreativa non è la profondità, ma la consapevolezza di quello che vai a fare. Tutti i subacquei tecnici sono stati ricreativi, solo che a un certo punto hanno scelto di andare oltre, perchè in quest’ambito non c’è solo l’elemento del “fare un giro sott’acqua”. Il rischio è maggiore, ma allo stesso tempo lo è la consapevolezza di sè, di ciò che si fa, della propria esperienza. Entra in gioco un confronto con sè stessi ed un analisi del proprio percorso, Niente si improvvisa, meno ancora l’esperienza.

Fabio Agostinelli.

Live Your Dive: Ecco ora mi è tutto più chiaro, è come se mi avessi dato la chiave di lettura che in questi anni mi è mancata. Quindi, deduco, che la figura dell’istruttore sia fondamentale, ancora di più che nella ricreativa.

Fabio: Ovviamente la figura dell’istruttore è sempre importante. Nella subacquea tecnica l’evoluzione dell’insegnamento è particolare.

Negli anni ‘90 le due didattiche erano totalmente distinte, la ricreativa non accettava la tecnica e si strutturava in maniera accademica fornendo corsi supportati da materiali didattici. Tutto questo, all’epoca e per lungo tempo, nella tecnica, non esisteva. C’era l’istruttore, che ti trasmetteva la sua esperienza. Era importante diventare autorevole e per esserlo dovevi intraprendere esperienze personali, metterti in gioco in prima persona, vivere quello che poi avresti trasmesso.

E’ quello che ho fatto io, partecipando ad importanti spedizioni esplorative, questa è stata la mia vera scuola, che poi ho iniziato a diffondere.

Live Your Dive: Mi fai qualche esempio di spedizioni alle quali hai partecipato?

Fabio: Nel 2002 ho partecipato ad una spedizione focalizzata ai relitti in Irlanda del Nord. In quanto membro dell’IANTD Expeditions ho partecipato a varie spedizioni tra cui le esplorazioni archeologiche sul relitto dello Scirè, in Israele, quelle sulla corazzata Regina Margherita in Albania, sulla corazzata Santo Stefano, nell’Adriatico. Ho esplorato la nave ospedale Po, sempre in Albania ed altre ancora.

Live Your Dive: Direi impossibile concentrare tutto in una sola chiacchierata. Quindi, riprendendo il filo del discorso, quand’è che la didattica si è strutturata per le immersioni tecniche?

Fabio: E’ solo tra il 2002 ed il 2005 che le didattiche ricreative hanno iniziato ad aprirsi alla tecnica, intravedendo un modo per recuperare la perdita di business che stavano subendo. Ora infatti quasi tutte le subacquee seguono entrambi i filoni, solo che, mentre l’approccio ricreativo è più legato a mode che, in quanto tali, spesso non permangono, quello tecnico è una scelta ed è legata ad un permanere, anche perchè i costi sono più elevati.

E’ forse la rappresentazione concreta della differenza che c’è tra l’avere un hobby e il seguire una passione, dedicandovisi.

Di certo anche il target è differente visto che la media dei subacquei tecnici è over 45 anni, di certo per una questione di disponibilità economica, ma direi anche per la consapevolezza e la capacità di permanere nella scelta che si intraprende.

Live Your Dive: E’ davvero chiara e interessante la fotografia che si delinea dal tuo racconto, ora ho gli appigli giusti per capire se un passo in avanti di questo tipo può fare per me…e ti assicuro che ci rifletterò.

Ultima domanda, anche questa visto il periodo, di rito. Come ti prepari alla stagione entrante?

Fabio: Ogni giorno si fa un pò di chiarezza sulle misure di sicurezza da adottare. Di certo non sarà questa la stagione vincente, tuttavia io sono positivo, non vedo l’ora di aprire, in tutta sicurezza e sono certo che questo nuovo approccio, magari strada facendo, ci permetterà di scoprire soluzioni nuove, di sicuro di maggior qualità.

Live Your Dive: Grazie ancora! Speriamo a questo punto di poterci conoscere di persona all’Elba!

Contatti ed informazioni pratiche:

  • Sito web: https://www.elbadiving.it/
  • Telefono:  +39 339 7338902
  • E-mail: info@elbadiving.it

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"Quando sono in fondo al Mare io trovo la mia pace lontano dall'umanità avvelenata...Ho trovato il mio mondo, dove posso dimenticare di essere ancorato alla terra...Laggiù, fantastiche chimere, le illusioni più strane, si affollano nella mia mente; laggiù, nel mondo della pace e del silenzio, io sono felice (Duilio Marcante)

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