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Gli squali, pericolosi predatori o specie da tutelare? A tu per tu con Andrea Barbazza

Quante volte abbiamo visto documentari sugli squali, spaventati davanti a scene di attacchi potenzialmente letali? Quante ancora abbiamo sognato di vivere noi stessi avventure in fondo al mare, immergendoci tra gli squali, per vivere in prima persona l’ebbrezza del pericolo? Ma a dispetto di tutti i luoghi comuni, c’è molto di più da sapere su queste creature, predatori al vertice della catena alimentare ma oggi seriamente minacciate dall’azione dell’uomo.

Abbiamo incontrato Andrea Barbazza, istruttore di diving alle isole Gili, piccolo arcipelago indonesiano a nord dell’isola di Lombok. Italiano, Andrea ha trasformato la sua passione per la subacquea nel suo lavoro e nel mezzo per farsi portavoce delle cause che gli stanno più a cuore, tra cui quella della shark conservation. Andrea, infatti, è anche formatore per l’associazione Project Aware in materia di conservazione degli squali.

Sub e squalo
L'incontro con uno squalo, foto di Andrea Barbazza

Live Your Dive: Ciao Andrea, puoi spiegarci bene come funziona il tuo corso?

Andrea: Project Aware è un’associazione no profit, che negli ultimi anni è cresciuta insieme alla consapevolezza dell’urgenza di trovare soluzioni ecologiche e sostenibili per i nostri mari. L’associazione offre corsi teorici a subacquei certificati – dagli open water fino agli istruttori – e non, interessati a queste problematiche. Alcuni di questi corsi, come, appunto, lo Shark Aware Conservation e il Dive Against Debris, prevedono anche una parte di immersioni.

Live Your Dive: Raccontaci qualcosa di più degli squali: quali sono le loro peculiarità? 

Andrea: In natura esistono circa 500 specie diverse di squali! Quello che la gente non sa, è della loro adattabilità: si trovano in tutti gli ecosistemi marini e i primi squali sono comparsi sulla terra ben 400 milioni di anni fa, prima addirittura dei dinosauri!

Un altro aspetto che spesso viene ignorato, è la loro funzione fondamentale nell’ecosistema marino: gli squali sono predatori al vertice della catena alimentare. Come tale, sono i custodi del delicato equilibrio che li circonda, eliminando gli individui malati o più deboli di altre specie o scongiurando il rischio di sovrappopolamento delle stesse. Non tutti, inoltre, sono carnivori: alcune specie, svolgono la funzione di veri e propri spazzini del mare o di “filtratori”, come lo squalo balena o lo squalo elefante.

E nonostante tutto ciò, gli squali sono anche una specie in pericolo, a causa della loro estrema vulnerabilità: a differenza di tanti altri pesci, infatti, essi impiegano molti anni a raggiungere la maturità sessuale, alternando le gestazioni – di per sé già molto lunghe – ad anni di intervallo tra l’una e l’altra. Le loro cucciolate, infine, non sono numerose come quelle di altre specie.

Squalo
Uno squalo a Sipadan, in Malesia, foto di Andrea Barbazza

Live Your Dive: Quali sono, dunque, le principali minacce che devono affrontare?

Andrea: La prima e principale minaccia è l’overfishing, la pesca eccessiva: circa il 30% delle specie esistenti di squali sono in pericolo di estinzione o quasi.

Il discorso è mantenere un equilibrio: la minaccia non è la cattura, per esempio, da parte del singolo pescatore locale che lo fa per vivere o sfamare la sua famiglia, ma l’eccesso guidato dalle richieste enormi del mercato. Il motivo principale per cui vengono catturati, infatti, sono le pinne dorsali, richiestissime sul mercato asiatico per cucinare la famosa zuppa di pinne di squalo.
Questo piatto è un vero e proprio status symbol nella cultura cinese e ormai la domanda per questa “delizia” sta rapidamente superando l’offerta, portando a modelli di sfruttamento di questi animali assolutamente non sostenibili. Per esempio, a sud di Lombok, si trova uno dei più grandi mercati di squali: questi vengono catturati col fine, poi, di rivenderli sui mercati esteri.

Sono una minaccia, però, anche gli interventi sempre più massicci dell’uomo lungo le coste, che vanno a distruggere gli ecosistemi in cui gli squali si riproducono, e, ancora, l’inquinamento dei mari: spesso queste specie ingeriscono i rifiuti che abbandoniamo nelle acque o restano impigliati nelle reti lasciate in mare o di protezione dei bagnanti.

Squali venduti al mercato

Live Your Dive: Cosa possiamo fare per contrastare queste minacce?

Andrea: L’obiettivo è supportare e diffondere un modello economico diverso, basato non più sullo sfruttamento incondizionato dello squalo, ma sull’animale vivo: questo, infatti, porta notevoli benefit economici come fonte di cibo, se pescato ad un livello sostenibile e, soprattutto, come attrazione turistica e i numeri ci danno ragione. Posti come Palau e le Maldive hanno costruito un’economia basata sul dive tourism, trasformando le loro acque in aree marine protette, veri e propri santuari per gli squali. 

Il punto chiave è informare e coinvolgere anche le comunità locali nel cambiamento: è ciò, per esempio, che sta facendo qui a Lombok Project Hiu: il progetto offre ai pescatori locali l’opportunità di impegnare le proprie imbarcazioni per attività turistiche invece che di caccia, proteggendo, così, le specie in questione e introducendo un modello sostenibile alternativo a quello tradizionale.

Ma il bello è che anche noi, con le nostre scelte di ogni giorno, possiamo fare la differenza.

L’obiettivo di Project Aware è proprio questo: rendere le persone più consapevoli (“aware” appunto). Offrire sì la possibilità di fare immersioni con gli squali come parte del corso, ma anche farci capire che possiamo influenzare il mercato con le nostre scelte di tutti i giorni. L’obiettivo è quello di spargere la voce, e magari, la prossima volta, saremo più attenti nelle nostre scelte.

Live Your Dive: E lì dove lavori, alle isole Gili, quali sono i principali punti di avvistamento e quali le specie che ti capita di incontrare?

Andrea: La realtà in cui lavoro è quella di Nord Lombok, un’area marina protetta in cui è permessa parzialmente la pesca. I posti in cui è più probabile avvistarli – come per esempio, a Shark Point, Deep Turbo e Halik Reef – sono a nord dell’isola, dove c’è meno traffico di barche e si è più vicino al mare aperto, quindi lo squalo ha più possibilità di uscire ed entrare.

Parliamo soprattutto di squali pinna bianca e, in misura minore, pinna nera. Per quanto riguarda i primi, sono squali di barriera corallina, che usano come territorio di caccia e di riposo. Cacciano di notte, e di giorno sono sui fondali o nelle grotte che riposano. Questi sono perlopiù gli squali più giovani, mentre gli adulti sono avvistabili a maggiori profondità. Sai che, se vai nelle grotte piccole, al 90% i giovani sono lì a riposarsi.

Con il corso, non si va ad analizzare il tipo di squalo in sé: il corso viene svolto in tutto il mondo e si adatta alle specie che si trovano nelle varie località. Si va a considerare, invece, l’ambiente in cui lo squalo può vivere, il suo stato di salute e ad analizzare i pericoli che qui potrebbe correre.

Per esempio, ci capita di vedere lo squalo con la pinna tagliata, o con l’uncino ancora attaccato del filo da pesca, eccetera. 

L’obiettivo è analizzare e capire quali sono i potenziali pericoli che uno squalo può affrontare in un determinato ambiente.

Un altro squalo particolare che ci è capitato di avvistare è lo squalo tappeto (sebbene questa specie sia perlopiù diffusa in altre aree, come alle Isole Raja Ampat, sempre in Indonesia): lui caccia sul fondo, mimetizzandosi con i coralli e le rocce grazie alla sua “barba”. Quando i pesci gli si avvicinano, apre la bocca e risucchia l’acqua, filtrandola poi attraverso le sue branchie. 

Uno squalo tappeto durante un'immersione in Indonesia, foto di Andrea Barbazza

Live Your Dive: A te personalmente, sono mai capitate situazioni critiche?

Andrea: Assolutamente no. Nella mia esperienza, la situazione critica non sussiste proprio. Nell’interagire con gli squali, vale lo stesso discorso di tutta l’osservazione naturalistica in sé: va tenuta una certa distanza, ma non per la loro aggressività.

Lo squalo in sé non è aggressivo, non è quel mostro che è stato dipinto che attacca gli uomini mentre fanno il bagno.

Ci sono diversi modi di interagire con lui, ma sempre nel rispetto del suo territorio. O, se si avvicina, bisogna anche saper leggere i segnali di comportamento, che diversi tipi di squalo danno.

Per esempio, le pinne bianche di giorno riposano o dormono sul fondale, se sono nervosi, invece, iniziano a cambiare posizione e nuotare in circolo, così tu sai che ti sei avvicinato troppo o stai bloccando le sue vie di fuga. Anche parlando di squali più grandi, è sempre questione di essere capaci di interpretarne il comportamento. Per esempio, le pinne pettorali, se distese, indicano che lo squalo è rilassato, non è in posizione di assalto idrodinamica. Se abbassa le pinne, in posizione di scatto, capisci che è nervoso, che stai infrangendo dei limiti. Bisogna sempre partire dal presupposto che siamo osservatori, non elementi di disturbo, è come l’interazione con una persona: ci sono una serie di condizioni da considerare nell’approccio.

Certo, ci sono stati episodi di morsi, ma è molto probabile che ci fosse stata una lettura errata dei segnali di comportamento, come segnali di nervosismo, nuotate veloci verso l’uomo per poi fermarsi e tornare indietro, tutti atteggiamenti tesi a spaventarti e spingerti ad allontanarti.

Questa concezione errata degli squali è stata molto influenzata dai film, e dipinge lo squalo come il predatore cattivo che ti deve mangiare ad ogni costo. Sott’acqua, invece, gli attacchi a subacquei sono rarissimi.

Per esempio, anche il discorso del surf sottolinea ulteriormente la percezione sballata che si ha della pericolosità di questi animali: durante le competizioni di surf, infatti, si sente spesso di attacchi agli uomini.

In realtà, pensiamoci bene, lo squalo dal basso vede la sagoma della tavola, le braccia del surfista che nuotano e i piedi appena fuori, e sembrano una foca (la tavola affusolata) o una tartaruga (la tavola con l’uomo che nuota sopra), specie di cui lo squalo si ciba principalmente. Anche negli incidenti di cui si ha notizia, non è che lo squalo mangia l’uomo, si parla di morsi, lo squalo, cioè, pensa di aver individuato una preda, capisce che non lo è e la molla. Muoiono più persone per la caduta di noci di cocco che per attacchi di squalo.

Tra gli animali più pericolosi oggi, ci sono le zanzare e gli ippopotami; perfino i piccioni sono più pericolosi degli squali per le malattie che portano. 

Vuoi saperne di più sui progetti citati o su come contribuire attivamente alla protezione degli squali?
Visita i siti: 

projectaware.org
projecthiu.com

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